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La Gazzetta di Parma, 01/05/2008
POESIA, VISIONI DI OPPRESSIONE E FRATELLANZA
NEI VERSI DI ROBERTA BERTOZZI
di Stefano Lecchini

Come «Gli enervati di Jumièges» - il quadro di Luminais di cui replica il titolo -, anche questo viaggio in diciotto stazioni che Roberta Bertozzi ha appena pubblicato da peQuod (con ottima postfazione di Pasquale Di Palmo) sembra procedere nell'alea di quelli che Giorgio Caproni aveva chiamato «luoghi non giurisdizionali ». I versi che inaugurano il percorso non potrebbero essere più espliciti: «Qual è la vostra giurisdizione?» / «Non lo so... ci sono dei posti / dove non siamo mai stati e come ci assomigliano... / nel buio mandano le ombre... ». La Bertozzi (Cesena, 1972) inscena (o meglio: toglie di scena, per fulminarle nella loro singola, urticante, indimostrabile perentorietà) una ridda di visioni in cui si stagliano due universi in collisione. Da un lato, l'universo verticale, autoritario, centralistico e centripeto dei padri: quanto, nel «caro estinto Novecento », ha dato origine a ogni tragedia e nequizia (e nella leggenda cui si ispira il dipinto di Luminais, fu giusto il padre, re Clodoveo II, a bruciare i tendini ai due figli, colpevoli di cospirazione contro il suo regno, per affidarli, così enervati, a una zattera mollata alla deriva sulle acque della Senna); dall'altro, l'universo orizzontale, comunitario (magari al modo blanchotiano di una comunità sorta fra coloro che non hanno comunità) e comunque centrifugo dei fratelli - accolita senza garanzie capace di fare, della propria «spaventata» deriva volta a «mancarla del tutto / la realtà», l'unica forma salutare di «pietas» oggi forse esperibile. Così, la Bertozzi non poteva certo incarcerare nel rigore di forme canoniche l'erratico flusso di questo suo viaggio: i versi, sovranamente e inoperosamente liberi, portano sulla loro carne le stimmate della ferita originaria: non ci è dato in alcun momento dimenticare (fra le «variazioni belliche » di una sintassi così volentieri disarticolata e il morso espressionista che ne aggredisce la polpa deformando lessico e figure) da quale insostenibile violenza il nostro corpo sia stato colpito; ciò malgrado, il dialogo resiste: giacché solo su questi monconi di voci che continuano a rispondersi, potrà forse profilarsi il lume, dopo l'ombra, di una nuova fratellanza.

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