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:. da (IX. la notte)

È notte lirica, altissima.
Tutti i bravi borghesi di Baviera
hanno la mano placida sul membro.
Qualcosa ancora in stato di panico
ulcera la frontiera con le pinze, con
un piccolo coltello a serramanico.
Tutti i bravi borghesi di Baviera
hanno avuto il loro pane quotidiano
e il loro sangue si fa svelto – viola.
È notte lirica, danubiana.
E se il pazzo grida nel reparto è solo
per continuare il suo cantiere –
dare fiato al cadavere
del caro estinto Novecento.

È notte di grazia,
e la pastina è nel piatto del bambino,
le labbra serrate della gente in pace
mentre una nuvola di borotalco
sbuffa dall’inceneritore
sottovoce.

È notte, ma torna
quel brusio, quella sgualcitura del silenzio,
la fiumana che si trascina la rotativa
nel respiro, nei muscoli che bruciano,
nel tubo di condotta che incula
un altro tubo,
quel bisogno di continuare a fabbricare – addizionare
adrenalina al laccio.

È notte ed è notte anche sui tuoi polsi,
sul tuo rimbalzo cardiovascolare
e io col compasso ti traccio la vena e coll’unghia
ti sottraggo – dai a me. E ancora. Ancora spinge
la mia pietà sulla vena
a farti più paralisi.

È notte alta, potentissima
e il mondiale infaticabile arsenale
mugola attraverso la parete carta-velina,
viene a rima.

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