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:. da (XVIII. nella società dei fratelli)

come s’allunga l’orizzonte, come si rasserena
di luminarie, di torce elettriche a mazzi
come s’insera.
Sento un crepitio di fascette d’alloro
e di passi, di passi lo scalpitare
che pestano e che s’ingrossano
come di cosa decisa, sulla pubblica, addominale
piazza s’impulsano, i passi incalzano a turni e più –
come stantuffano ora i ventricoli del mio cuore
sento
che è deciso ma non è esplicito
non riesce a fluire:

«Ci siamo quasi… sei pronto?»
«Se avessi il copione forse sì, ma così, adesso…»
«Forse basta fischiare, un richiamo…»
«… non sono sicuro che sia questo…»
«Appoggiati a me.»

L’acqua è il nostro specchio. Nella società dei fratelli
è la paura a fare carità. A fare tutto stretto in coro all’altro
nella spaventata fratellanza, nel rimedio, padre:
io sono dell’ulivo,
raddoppio
e le radici si inarcano al fusto

e storpio.
Oh tu – abbi pietà.

«Sei pronto?»

Qui occorre spaccare, occorre
mancarla del tutto
la realtà.

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