Roberta Bertozzi interno 38

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poesia / il rituale della neve

 

Il rituale della neve
prefazione di Cesare Ricciotti
Raffaelli Editore, Rimini 2003

*

tutti sono da qualche parte ora
anche i chiusini rigurgitano
lo stantuffo del mondo
tutti si lasciano alle spalle ora
il fermento
in corsa opposta al tramonto.
Qua resistono delicatezze
che non curiosano
non mettono a fuoco.
Stanno istupidite nel volgere,
mi imbarazza
il loro silenzioso ufficio.

*

ovunque tutto ci attraversa
con quelle orbite vuote delle statue
i fanali delle auto, certe palpebre abbassate
alla finestra
ovunque il cielo è in affitto
ovunque è tempesta, ultima fermata, perduta partenza,
ovunque il mondo potrebbe farne senza di noi
e proseguire,
ovunque l’identico vitto, il mattino presto come la sera,
le soddisfazioni, il morire e poi noi
a chiedere sempre risarcimento di qualcosa
che forse non era.

 


[...] Dopo pagine e pagine di siero e corallo si insedia però ancora come una murena la menzogna. Io mi ingegno a trovare una scappatoia in questo labirinto di echi e riverberi che mi offuscano gli occhi, ma un congegno meccano che dipani le mie paure non c’è. I versi di Roberta mi ritornano come piccole esclamazioni, cadono imploranti in una inavvertita struttura, mi esortano a non cadere ancora nella trappola di questo fiore velenifero “appeso all’aria”.
La sua è una ricerca superiore, una presentazione dei dettagli che non ha simboli o magie, ma una forza regolata dall’interno, che dà alla poesia una piccola, fors’anche minima ma salda, idea dell’incanto sottile della grande e misteriosa armonia. Che pace e serenità infonde all’animo; chiama tutti i tratti della scrittura a fondersi e a plasmare una riconoscenza. Noi figli tra le cose, al pari di questa pietra appoggiata, diamo vero senso alla presenza che ci dice che la vita c’è.

Cesare Ricciotti

Rimane sempre il dolore della mancanza, uno scotto del desiderio che impedisce di compiere la propria presenza, come persona e come storia. Allora la poesia di questa autrice riparte da quella mancanza come se fosse una fame e, rendendola positiva, la offre come base gnoseologica e principio di conoscenza. Sembra quasi dirci, in tanti di questi versi, che solo vivendo quella mancanza, quasi facendola, possiamo ricominciare a capirci e a capire il mondo.

Gianfranco Lauretano

La poesia di Roberta Bertozzi è ostinatamente concentrata sull’idea del mistero e la sua decifrazione. Ma, dal momento che la decifrazione e ancora prima l’indagine passano attraverso uno scavo pervicace e inesausto sulla parola, le notizie che ne riceviamo complicano ulteriormente il risolversi di questo mistero e amplificano il discorso, moltiplicano le facce prismatiche di una poesia saldamente ancorata alla necessità di un’espressione trasversale e proprio per questo più tagliente, definitiva.

Fabio Orrico

C’è molta tensione nei versi di Roberta, una tensione che mira a raggiungere la vita, la sua freschezza, la sua imperfezione e inconcludenza. La vita come non scritto, come tutto ciò che rimane fuori dall’alternarsi tipografico di pieni e vuoti e che richiede perciò una forte attenzione come se si trattasse di un incanto di cui si possono perdere le tracce ad ogni passo.

Vanessa Sorrentino

Sono sguardi cauti e lievi, marchiati con il tarlo della scepsi, che fuggono l’evidenza del dogma, della banalità, della ragione tutta spiegata; continuano invece a proteggere l’incompiuto, le zone d’ombra, le ombre e gli strappi segreti nei quali può annidarsi, forse, una risposta.

Alessandra Paganardi

In questi versi il potente fascino della fecondità della natura e la contemplazione della screziata e molteplice varietà del creato trovano riscontro in una tesa meditazione esistenziale e psicologica.

Matteo Veronesi

Ne Il rituale della neve Roberta Bertozzi presenta una poesia dotata di notevole capacità retorica e linguistica, di una vocazione alla proporzione e alla misura di cui oggi si sente davvero la mancanza.

Sandro Montalto

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