
Francesco Bocchini
Intestino psichico del faraone
meccanismo, smalto sintetico e olio su lamiera di ferro, 201x161x37 cm
Galleria GOETHE2
La leggera officina del tragico
note sulla scultura di Francesco Bocchini
in PLANETARISCH, Galleria Goethe2, Bolzano, 2006
abstract
Rembrandt, 1632, Lezione di anatomia del dottor Tulp . Il chirurgo-officiante solleva con le forbici i nervi del braccio sinistro del cadavere davanti a una platea di colleghi, di cui uno intento a verificare sul testo medico l'efficacia della sintassi operatoria. Il quadro non rispetta l'ortodossia clinica del tempo, che vuole sezionati prima addome e cervello - ricettacoli di ogni male oscuro, perché luoghi dell'addensamento sanguigno, della virulenza. L'ortodossia viene reintrodotta nella Lezione d'anatomia del dottor Deyman , dove la cavia è un inquietante, livido clone del Cristo Morto di Mantegna. Il sacrificio deve essere eseguito a regola per poter perpetrarsi, regola vuoi tramandata dai lumi della dottrina razionale, vuoi prescritta per diritto divino. Il meccanismo operatorio riproduce il sacrificio incessantemente, con l'inconfessata aspirazione a divenire automatico. Niente più dottor Tulp o Deyman, niente più cesoie, bisturi, stetoscopi. Niente arnesi, il meccanismo vuole diventare natura. La macchina anela alla ciclica perfezione sacrificale della natura. Senza ingorghi, senza sensi di colpa o riserve, senza incertezze, intoppi di sorta. Nella totale pianificazione produttiva desiderante. Qualcosa tuttavia nel meccanismo si fa disfunzione, scarto e spostamento di flusso, resistenza. Qualcosa non obbedisce alla legge sacrificale. Qualcosa mostra una resa, una rinuncia, una stanchezza suprema. È una macchina che non produce nulla, che non consuma, che è orfana d'azione, di operosa e operaia buona volontà . Macchina dal coito interrotto, dal gesto che cade nel vuoto, con un rumore sordo da ingranaggio sconnesso. Separata dalla catena produttiva del significante, amorfa e ridicola: la macchina celibe, insieme ai suoi residui post-industriali - la macchinetta/giocattolo, il marchingegno auto-erotico e parziale. Artifici magnificamente vulnerabili, magnificamente resi alla loro impotenza - maschere di meccanica, macchine che rinnovano il nulla senza tregua, che non colpiscono al sodo, affaticate.
Gli organi inghiottono, ingeriscono, fornicano, defecano. Producono e assimilano senza sosta, la pratica bancaria del sangue non ha sosta. Nel mondiale mattatoio gli organi si passano, si attraversano, si scambiano. Nella prassi chirurgica l'oggetto da vivisezionare diventa puro complice. Le piccole volenterose vittime diventano a loro volta piccoli volenterosi carnefici. Chi fa cosa a chi . È il teatrino della crudeltà, sottile, leggiadro, disciplinato, il cabaret della violenza e della paura di routine, calma, decorosa, lubrificata. È il compiuto sacrificio al socius dove il corpo è spossessato dagli occhi altrui, dai precetti politico-sanitari, manichino per la rappresentazione della vita. Nelle opere di Francesco Bocchini c'è una sorta di apologia della protesi che raggiunge il suo compimento con la decollazione, con l'espropriazione del volto, la cancellazione della fisionomia e dunque della possibilità di un riconoscimento, di conferire identità. Il corpo-involucro è pronto per la messinscena della normalità. In luogo del volto, indici alfanumerici o minuscole bolle di piatto colore battesimale, simili ad aureole, a impronte digitali. L'ansia classificatrice e nomenclatrice, vicina ai nostri più prossimi incubi di igienica epurazione, di burocratica efficienza sterminatrice, qui diviene arma in potere della matita analfabeta. Perché quei numeri? Perché quei nomi? La storia finalmente costretta alla sua vacua e gratuita brutalità e l'iscrizione che la accusa, che la inchioda ai suoi crimini, marchio a fuoco sul polso, codice a barre, asta di scrittura infantile - questo è avvenuto, è stato, certamente è avvenuto. [...]

Francesco Bocchini
Intestino psichico del faraone
meccanismo, smalto sintetico e olio su lamiera di ferro, 201x161x37 cm
Galleria GOETHE2