Roberta Bertozzi interno 38

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saggi / arte / la tela e' bianca

 

La tela è bianca
in ORTI SIBERIANI
catalogo della mostra personale di Paolo Buzzi
Spazio C.etrA – Arte Contemporanea
Castebolognese (RA), 2012

abstract

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Si tratta forse di allentare un vincolo. Di introdurre un elemento discontinuo in tale compattezza, di incrinare, anche di poco, il corpo unico composto da realtà e rappresentazione. Si tratta di agire direttamente sul segno, sulla sua tautologia opprimente, sulla sua artificiosa naturalezza. Di aprire una dimensione intermedia, una parentesi che lasci sospeso il rapporto fra l’oggetto e la sua immagine. Ecco, sono convinta che tutto l’iter figurativo di Paolo Buzzi, dai paesaggi postindustriali degli esordi, agli scorci urbani, per giungere infine a queste tele, dove si dispiegano stralci e intermittenze di una natura allo stato selvatico, tutto il suo percorso tematico così come il suo gesto pittorico si conformino proprio su tale operazione: sulla volontà di instaurare degli intervalli, di fare della mancanza, di sottrarre peso alla ipersignificazione, alla sovradeterminazione che connota ogni dato di realtà. Contro questo horror pleni, questa spirale inarrestabile di oggetti, informazioni, segni, egli schiera la sua personale cupio dissolvi; alla visione densa, opaca, sostanziale del paesaggio che ci circonda, egli oppone dei passaggi d’ombra, delle sfocature, dei vuoti. E lo fa proprio partendo da quel supporto fotografico in cui il paesaggio ha incontrato il suo letto funebre, la sua rigidezza cadaverica; prendendo questa immagine colma, dettagliata, occlusiva che riceviamo del mondo, e applicandole un détournement, un’inversione di ordine sintattico, una momentanea afasia. In luogo della certezza e dell’aderenza che caratterizzano la posa fotostatica, abbiamo qui la radicale instabilità di un approccio analogico, di una somiglianza; in luogo di un discorso lineare, esaustivo, un fare ellittico, rapsodico – pur ritraendo lo stesso, questo finisce sempre per colpirci sotto le specie dell’altro. La sua pratica consiste insomma in un procedere per sottrazione, togliendo strato a strato, sfibrando l’immagine, abbreviandola. E se resiste una essenziale bicromia, giocata sui toni non toni dei beiges, dei grigi, dei blu, essa ha esclusivamente funzione struttiva, è diretta a porre in rilievo ciò che tuttavia sentiamo vacillare sull’orlo d’una labilità inverosimile: quasi che termine esclusivo del suo esercizio fosse soltanto quello di fare un’estrema pulizia, quasi che il suo più remoto impulso consistesse nel voler sublimare ogni figura assimilandola al bianco della tela.

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Paolo Buzzi
dove lo squardo comincia, 2011
pittura acrilica su tela, 120x120 cm

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