Roberta Bertozzi interno 38

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saggi / arte / L'autodafe della materia

 

L'autodafé della materia
note sulla scultura di Mattia Vernocchi
in PAT DE DURMI, edizioni IL VICOLO, Cesena 2007

abstract

Non è un caso che le opere di Mattia Vernocchi si sagomino sui letti, sui telai dei letti - in quell' alter suolo o soprassuolo da cui sporgono per poi tornare a eclissarsi tutte le nostre deviazioni notturne, le nostre notturne concrezioni. Il telaio poi ha orifizi, strettissimi capillari di assorbimento e rilascio - è facilitatore, traspira: la materia notturna sale e scende, vi passa attraverso. Non è un caso che i letti siano rugginosi e contorti, lussati e tumidi - alla stessa disciplina si addestrano i sogni che vi facciamo. A volte le testiere ricordano i giacigli delle camere padronali, di antiche stanze di famiglia: strutture altissime e pesanti coltri che toccano il pavimento - nell'intercapedine a contatto col terreno andare a raccogliersi la polvere delle visioni incubate durante le nostre dormizioni . Una invisibile pesantezza grava le reti e le inarca: sulla loro superficie resta impresso il calco del torso e dell'addome di un ospite incorporeo, lungo il tracciato delle lamelle di ceramica possiamo leggere i segni incisi dal suo esofago, contare ciascuna vertebra; i letti sono sgualciti, qualcuno di qui è passato, qualcuno ha qui abbandonato la sua crisalide - in quello del bambino è rimasto un giocattolino cotto.

La terra che entra in miscela con questi telai e queste reti rivela una nuova attività organica, mostra nuovi e profondissimi spessori. Spessori rivestiti da una dormienza apparente, percossi da pulsazioni, da coordinate germinative e generative. Strati di una materia magmatica che, nuovamente impiegata, nuovamente stimolata, mostra i suoi rigonfiamenti, le sue sporgenze, le sue tumefazioni - come se una vita sepolta nella materia, nel notturno delle sue pieghe, desiderasse riemergere, prendere sembianza antropomorfa, riconquistare i lineamenti, assumere un aspetto. Ciò che spinge, che chiede una forma, sono i sedimenti della storia, le epoche di queste terre e questi metalli, il loro aver inglobato e custodito la meccanica volitiva di intere generazioni, di intere generazioni il passaggio - sul guanciale giace un fossile di fantasma: forma riconsegnata alla sua minima resistenza, riconciliata al suo trascorso geologico.

Occorre guardare a questo peso specifico, a questa fibra, alla specifica intensità della terra e del metallo - alla terra dissodata e al metallo crivellato. Occorre guardare alla valenza di questi componenti, oltre la disciplina ceramica e scultorea, perché è in loro che si fissa il linguaggio di queste opere. Oltre l'idea del processo ceramico come arte, come complesso decorativo e figurativo, come funzione; ma anche oltre la pratica scultorea: le forme e i volumi sono sottoposti a una manipolazione che contempla anche la casualità, limitandosi a portare in luce profondità già contenute nella materia, rapprese nelle sue maglie. La tensione non è dunque riversata nella composizione, nell'efficacia operativa, ma attestata dagli elementi, dalla terra e dal metallo: l'operazione di Mattia Vernocchi è completamente incanalata nel trattamento delle materie, irretita dall'accostamento e conseguente frizione di fisiche tra loro incompatibili, tutta applicata a un nuovo, imprevisto, loro possibile equilibrio - la sua espressione è espulsione, energia di trazione e contrazione: un autodafé della materia. Quello che lo avvince è la risposta delle sostanze, il loro consistere di massa. Se i volumi generano relazioni nel loro sviluppo, instaurandosi sempre in rapporto allo spazio, le masse sono pura forza, potenza di sprigionamento, agglomerato. Le masse stabiliscono un campo che ha solo in parte minima a che vedere con la spazialità - e questa parte minima riguarda unicamente il loro imporsi. Qui lavora un nuovo calibro, una dimensione che include la pressione del demiurgo e la resistenza della creazione, una strategia che mira alla combinazione, alla prova di malleabilità e di fissaggio. Come in un grande braciere industriale, in un grande cantiere bellico, la sapienza dell'artista, artificiere, guastatore, è nel punto di fusione: la creazione è la salma del sacrificio compiuto nella camera di cottura. [...]

Mattia Vernocchi
Nel matrimoniale si consuma l'atto sessuale
2006, 197 x 171 x h 123 cm

 

Mattia Vernocchi

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