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saggi / arte / NOTE SULLA SCULTURA DI francesco bocchini

 

Note sulla scultura di Francesco Bocchini
in Francesco Bocchini, Un braccio ruminante
Scritto: Roberta Bertozzi - Foto: Dario Lasagni e Matteo Monti
Galleria Il segno, Roma 2009

abstract

[...]

4.
Poste a confronto con il macchinario industriale e tecnico i meccanismi di Bocchini lo neutralizzano senza edificare una retorica alternativa, senza via di fuga. Ne infrangono la perpetua simulazione di una finalità allestendo direttamente la sua attività schizofrenica, il frenetico moto privo di obiettivo – di immaginario: sono l’attuazione della produzione senza scopo che ci circonda, della sua assurdità, della sua oscenità. Nessuna velleità paradossale, niente metafore o grottesco – l’operazione è del tutto simile a quella del movimento espressionista, quando, denunciando la volgarità del capitale, le sue efferatezze e la sua barbarie, finì per offrirci, senza parafrasi o scorciatoie, l’esatta caratura del suo volto – non già la rottura caricaturale di esso, la deformazione impressiva, ma la sua unica, tragica e potente, immagine.

5.
Meccanica che investe ogni dispositivo – famiglia, società, capitale, chiesa, industria, manicomio, stato: ogni dispositivo diventare meccanico, predisposto ad attuare un codice. Tutto è macchina, tutto spinge verso una equivalenza senza distinzione. In queste scatole metalliche preme il peso di tutto il lavoro (cerebrale, muscolare, atomico, biologico) morto e ripetuto – queste scatole metalliche ce ne offrono la visibilità diretta, il perfetto documentario, la torsione vocale. Perchè anche la semantica interiore di questi congegni, il loro arrancare per scatti tribolanti, conflittuali, febbricitanti, la loro balbuzie gestuale, è materia linguistica funzionale alla liquidazione del senso. Verbalità non sillabata, priva di sintassi e dunque inerme e terribile, che si coagula in sentenza sulla superficie delle opere, che ne sigla il valore d’uso e di scambio. I titoli concorrono ad attestare l’assoluta indifferenziazione tra ciò che è organico e ciò che è macchinico, sigillano la loro definitiva ibridazione, la loro identica destinazione. Ogni sistema di pensiero, ogni accaduto, ogni figura, cessa di essere una prospettiva, un contenuto di senso, una direzione, per riciclarsi all’infinito nel suo vuoto modello – per continuare la sua operetta storica ormai contratta in uno slogan, in uno stile, in una matricola. In un segno senza referente, che ci schernisce e ci turba, che ci rivela come la macchina possa benissimo fare a meno di noi.


Francesco Bocchini
Un braccio ruminante
-W.Majakovskij-

olio su lamiera di ferro,
mecc. a basamento
cm 118x32x89

Galleria IL SEGNO

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