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saggi / letteratura / POESIA E CONOSCENZA
Note sulla poesia di Alessandro Ceni
in ATELIER
trimestrale di poesia, critica, letteratura
n. 59, settembre 2010
abstract
La cifra distintiva della poesia di Alessandro Ceni è data dall’uso estensivo di quelle figure retoriche che incarnano lo spostamento e la variazione di stato: metafore e metonimie che agiscono come veri e propri motori della formazione dei versi, al punto che ogni singola immagine pare confluire nella seguente, costituirne l’abbrivo, in un succedersi di transizioni volte a comporre una totalità poematica in perpetua metamorfosi.
Si tratta di una ragione stilistica del tutto coerente con i contenuti della sua opera, da essi necessitata: il flusso metaforico si fa sintomo e calco di una particolare percezione della realtà, è inteso a riprodurne fedelmente il processo – realtà sperimentata come susseguirsi meccanico di forze antenate, come proliferazione di cose, figure, ere che si stratificano, si concatenano, si permutano, quasi rapite da un superiore movimento vorticoso che convoglia ogni apparizione, ogni fase verso una coesione d’insieme.
In questo cosmo capillarmente scosso, sollecitato da una trasfigurazione continua, la soggettività, la voce individuale, tende a sciogliersi, eclissarsi – la persona a fondersi nella continuità della specie, sia essa organica o inorganica, a mescolarsi nel suo fondo promiscuo, a dissolversi nella pressione biologica che la trascina.
È una dimensione che tuttavia nulla concede al panismo, né discende da una visionarietà orfica e plasmatrice, proponendosi semmai come l’esito di una rivoluzione prospettica e della sua inevitabile presa d’atto – come la lucida constatazione di un mutamento del rapporto che lega il soggetto all’universo oggettivo, rapporto di cui Ceni ci consegna la mimetica e asciutta traduzione.
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